La produttività non è una media: come far crescere il Paese partendo dalle imprese che decidono
Ispirato al report McKinsey 2025:una lettura in chiave mPMI italiane
La produttività è uno dei temi più citati – e più fraintesi – dell’economia italiana. Se ne parla come di un indicatore macro, un dato da alzare “in media”. Ma la produttività non è una media. È l’effetto di scelte precise, spesso compiute da una minoranza di imprese che guidano la trasformazione.
Con questo articolo proponiamo dei parallelismi tra gli output dello studio McKinsey e la nostra visione traslata sul sistema nazionale delle mPMI.
L’ultimo report del McKinsey Global Institute, “The Power of One” (2025), basato sull’analisi di un campione di 8.300 grandi aziende attive in tre grandi economie avanzate – Stati Uniti, Germania e Regno Unito – offre una lettura illuminante: meno del 2% delle imprese è responsabile di oltre il 60% della crescita della produttività. Queste imprese non sono necessariamente le più grandi, ma quelle capaci di compiere scelte strategiche trasformative.
Da anni l’Italia vive una frattura strutturale, quella che abbiamo sempre definito come un “mercato a due velocità”: da un lato, grandi aziende e startup digitalizzate; dall’altro, una vasta maggioranza di micro e piccole imprese (mPMI) che faticano a tenere il passo con l’innovazione. In sostanza una minoranza di imprese evolve, mentre la maggioranza resta ferma. L’unico modo per colmare questa distanza è aiutare le mPMI a decidere, reagire e cambiare. In altre parole, a diventare protagoniste della propria produttività.
La dimensione non è la discriminante
Il report McKinsey mostra che l’eccellenza non coincide con la taglia. Ci sono grandi aziende improduttive e piccole imprese che diventano leader innovativi (“Disruptors”). Il vero discrimine è la capacità di agire, non di sopravvivere.
Per Mama Industry, questo dato è un segnale forte: le mPMI non sono marginali, sono potenzialmente centrali, se si attivano con visione e metodo.
La produttività non cresce per imitazione, ma per visione
La produttività non si diffonde come un’influenza. Si conquista. McKinsey dimostra che i veri salti si producono quando le aziende reinventano il loro modo di creare e scalare valore: nuovi mercati, nuove offerte, nuove sinergie. L’efficienza è secondaria.
È lo stesso principio che guida l’intervento di Mama Industry: non aiutare le aziende a fare meglio ciò che già fanno, ma a capire cosa dovrebbero fare di nuovo per tornare a crescere.
Molte mPMI italiane sono ancora ancorate a modelli organizzativi del passato, focalizzate esclusivamente sul prodotto e prive di una cultura manageriale e strategica. Mama Industry si propone di accompagnare queste imprese verso l’innovazione, non solo tecnologica, ma anche strategica, organizzativa e culturale.
Impatto sociale della bassa produttività
McKinsey riconosce una correlazione che portiamo avanti da tempo, ovvero che la produttività non è solo una questione economica, ma ha profonde implicazioni sociali: una maggiore produttività è essenziale per affrontare sfide globali come l’invecchiamento della popolazione e la transizione energetica.
L’approccio “causa-effetto” come quello proposto da McKinsey appare quasi ovvio quando si parla di grandi player internazionali: è facile associare le scelte strategiche di giganti globali a ricadute sistemiche sulla produttività. Meno immediato – ma imprescindibile se parliamo dell’Italia – è applicare lo stesso ragionamento alle piccole imprese. Nel nostro Paese, dove oltre il 92% del tessuto produttivo è composto da micro, piccole e medie imprese, questa è la vera sfida strategica. Le considerazioni di McKinsey non fanno che confermare ciò che da tempo sosteniamo: la questione della bassa produttività delle mPMI è una priorità nazionale, da affrontare con visione e urgenza. È una dinamica che nasce nell’economia, ma che si ripercuote profondamente sul piano sociale: precarietà lavorativa, crollo della natalità, aumento delle disuguaglianze. Non intervenire significa rinunciare a governare il futuro.
Riallocare risorse: due visioni a confronto, un obiettivo condiviso
Uno dei passaggi più rilevanti del report “The Power of One” è l’accento posto da McKinsey sulla riallocazione delle risorse come leva sistemica per la crescita della produttività. Secondo l’analisi, la produttività nazionale migliora quando lavoratori, capitali e attenzione si spostano verso quelle imprese che dimostrano di saper generare più valore. È una logica di selezione strategica: concentrare risorse dove già si produce impatto, accelerando la crescita di chi è più avanti.
Questa impostazione trova conferma nei dati, ma apre anche a una riflessione importante: cosa accade alle imprese che oggi non sono ancora “di frontiera”?
È proprio su questo punto che la nostra visione introduce una prospettiva diversa, complementare ma più inclusiva.
Noi partiamo da un’altra premessa: il nostro approccio non è quello di abbandonare le imprese in difficoltà per sostenere solo le eccellenze, ma di costruire le condizioni perché anche le mPMI possano esprimere il proprio potenziale.
Avvicinare il mondo del terziario avanzato – consulenza, tecnologia, competenze manageriali – al mondo produttivo quotidiano, fatto di piccole aziende, attraverso strumenti, azioni e persone che sappiano come si crea valore aggiunto oggi.
In questo senso, mentre McKinsey suggerisce di concentrare gli investimenti dove il rendimento è già alto, noi proponiamo di attivare progetti di trasformazione soprattutto laddove la produttività è bassa. È una sfida più lenta, ma anche più equa e capace di generare impatto sistemico diffuso.
Il punto d’incontro tra le due prospettive è chiaro: le risorse vanno mobilitate, non distribuite a pioggia. Ma mentre McKinsey privilegia un modello selettivo e verticale, noi lavoriamo per costruire ponti tra mondi ancora scollegati, mettendo in moto un cambiamento culturale e strategico all’interno delle mPMI.
In sintesi:
- McKinsey mappa chi oggi traina la produttività.
- Noi ci occupiamo di chi, con visione e accompagnamento, può iniziare a farlo domani.
Due prospettive diverse, ma indispensabili nel nostro Paese se vogliamo costruire un sistema economico capace non solo di crescere, ma di farlo in modo più distribuito, resiliente e sostenibile.
Un nuovo patto per la produttività
In conclusione, “The Power of One” offre una grande lezione: la crescita dipende da pochi che fanno bene. Ma il futuro dipende da quanti li seguiranno.
La nostra rete parte proprio da questo: trasformare in Standouts (imprese che generano oltre il 60% della crescita positiva della produttività) le mPMI aiutandole a prendere decisioni difficili, ad abbandonare modelli obsoleti, a investire nella creazione di valore.
Non bisogna rincorrere i grandi, ma trasferire le loro logiche nel mondo delle mPMI
Quella di McKinsey non è solo una fotografia delle grandi imprese globali. È uno specchio, che riflette con forza anche ciò che accade – o potrebbe accadere – nel tessuto imprenditoriale italiano. Il punto non è rincorrere le grandi multinazionali, ma capire cosa rende alcune imprese capaci di innescare cambiamenti sistemici, e come trasferire questa logica anche nel mondo delle mPMI.
La sfida, allora, è tutta culturale: passare da un’economia di sopravvivenza a un’economia di visione e progettualità. Non basta fare le cose bene: bisogna fare le cose giuste, al momento giusto, con il coraggio necessario.
Perché ogni impresa che sceglie di crescere diventa un moltiplicatore.
E quando il cambiamento parte dal basso, può davvero cambiare il Paese.









