Rapporto OCSE “Preventing Ageing Unequally”

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Come saranno i pensionati futuri? La relazione dell’OCSE “Preventing Ageing Unequally” analizza in modo esaustivo i due mega-trend globali dell’invecchiamento della popolazione e le crescenti disuguaglianze che si stanno sviluppando, e  come influiscono le diverse generazioni. (Traduzione a cura di Laber Monzon).

Il rapporto mostra le grandi differenze di aspettativa di vita tra i diversi gruppi e analizza l’interazione delle disuguaglianze di educazione, salute, occupazione e  reddito.

Sfruttando le buone pratiche nei paesi OCSE, si è  proposto un programma per prevenire l’acuirsi delle disuguaglianze; limitare le disuguaglianze già presenti; e fronteggiare la disuguaglianza in età avanzata.

Il rapporto indica la necessità di forte complementarità e sinergie tra politiche esistenti, con un  approccio complessivo per una maggiore efficacia anziché una  serie di politiche separate per ridurre le disuguaglianze.

In particolare, al fine di garantire una pensione migliore per tutti, le politiche devono essere coordinate attraverso la famiglia, l’istruzione, l’occupazione, i ministeri sociali e le agenzie.

Overview – L’invecchiamento sarà più veloce e disuguale

L’Italia è già uno dei paesi più anziani dell’OCSE, ma lo diventerà ancora di più con l’accelerazione dell’invecchiamento della popolazione.

Nel 2050, su un campione di 100 persone di età compressa tra i 20-64 anni, ci saranno 74 persone al di sopra dell’età 65 (rispetto ai 38 su 100 di oggi), rendendo l’Italia il terzo paese più anziano dell’OCSE nel futuro,  dopo il Giappone (78 su 100) e la Spagna (76 su 100). Incoraggiare la partecipazione dei lavoratori più anziani è quindi di massima importanza.

Negli ultimi tre decenni, le entrate economiche per i giovani italiani sono rimaste indietro a quelle delle generazioni più anziane; ci sono sempre più giovani con lavori non-tradizionali e trovano difficoltà ad ottenere una solida posizione nel mercato del lavoro.

Inoltre, a partire dalla metà degli anni ’80, i redditi dei lavoratori tra i 60-64 anni sono cresciuti del 25% rispetto a quelli dell’età compresa tra i 30 e i 34 anni.

In media, nei paesi dell’OCSE, la disparità di crescita del reddito tra le generazioni è stata solo del 13%.

Infine, il tasso di povertà è aumentato per i gruppi di età più giovani, mentre è diminuito drasticamente tra gli anziani.

La disuguaglianza tra gli italiani nati negli anni ‘80 è già superiore a quella vissuta dai loro genitori e nonni quando avevano la stessa età. Poiché disuguaglianza tende ad aumentare durante la vita lavorativa, una maggiore disparità tra la gioventù odierna implicherà una maggiore probabilità di disuguaglianza tra i futuri pensionati, soprattutto tenendo conto del forte legame tra i futuri guadagni e pensioni.

La disuguaglianza si accumula nel corso della vita. Ci potrebbero essere potenziali risparmi nella spesa pubblica se argomenti come le diseguaglianze di reddito, di ricchezza, educazione e sanità fossero prese in considerazione e affrontate in giovane età.

Pertanto, in Italia un approccio di politica globale dovrebbe iniziare fornendo un’assistenza all’infanzia a prezzi accessibili e di qualità, inoltre a fornire migliori opportunità educative ai giovani provenienti da gruppi socio-economici svantaggiati. Questo avrà l’ulteriore vantaggio di dare alle donne la possibilità di partecipare al mercato del lavoro.

Al tempo stesso, occorre avviare misure politiche per promuovere un buon inizio della vita lavorativa assicurando una facile transizione scuola-lavoro, riducendo l’impatto della disoccupazione a lunga durata, nonché fornire l’accesso e opportunità alla formazione adulta di qualità, che contribuiscano a garantire una maggiore occupazione durante la vita lavorativa e, infine, redditi più alti nel pensionamento.

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